L'energia che ci salverà non punta solo al profitto - Intervista ad Alessandro Brunori
- Redazione Solarlife
- 19 giu 2025
- Tempo di lettura: 3 min
Aggiornamento: 21 lug 2025
Dall'articolo di Giuseppe Smorto - Quotidiano del Sud, 08/04/2025
«Se tutti fossero predatori, il mondo collasserebbe. È una questione di sopravvivenza: l'imprenditorialità che punta solo al profitto è irresponsabile.»
Alessandro Brunori, insieme al fratello Bruno, ha fatto una scelta: girare il mondo da ingegneri, per poi tornare in Calabria ed occuparsi di energia pulita.
Sono loro i veri "Brunori S.a.S.", ovvero l'azienda di famiglia che ha dato il nome al cantore de "L'albero delle noci".

Visto il successo di Dario, rischiate di scomparire da Google.
«Certo, lui sta in un'altra dimensione, ma tutto sommato l'intenzione è la stessa: creare benessere per gli altri. Una filosofia che accomuna noi tre fratelli, non contano solo i valori materiali.»
Che cos’è Solarlife?
«Una società che si occupa di impianti fotovoltaici industriali, residenziali e commerciali. Ma il nostro impegno si articola in varie aziende ed associazioni. Noi siamo cresciuti con Saipem ma, ad un certo punto della vita, abbiamo cambiato direzione. Posso spiegargliela così: impossibile che una trivella che scava fino a settemila metri non faccia danni all'ambiente. Gestiamo anche una società benefit, una delle poche della nostra regione: è il certificato del nostro impegno per un impatto positivo sulla società e sull'ambiente.»
L'energia pulita è infallibile?
«Non è escluso che faccia danni. Si tratta di costruire progetti armoniosi. Un altro esempio: un impianto fotovoltaico di dieci ettari senza un progetto agricolo intorno creerà un deserto. E già abbiamo troppi terreni incolti. Insomma, non basta produrre energia, specie se non porta vantaggio alle persone e impoverisce il paesaggio.»
Lei non crede che ci sia troppo eolico in Calabria?
«Anche qui vale il discorso di prima. Dietro all'impianto deve esserci un'idea: io non sono per principio né favorevole nè contrario, ma quando sento parlare di "ritorno al nucleare", arrivo a dire: mille volte meglio l'eolico. Si riparla di centrali: ma ci vorrebbero dieci anni per costruirle e altri venti per rientrare dai costi. E poi c'è l'illusione umana del controllo: Chernobyl e Fukushima non ci hanno insegnato niente?»
Dunque non esiste la soluzione perfetta.
«Poco prima di tornare definitivamente in Calabria, feci un viaggio nella zona di Palm Springs, in California. All'improvviso, un rumore indicibile. Una foresta di pale, da sei ai sessanta metri d'altezza. In quel caso, fu un pugno nello stomaco. Ma sempre meglio del carbone o del petrolio: anche con le migliori intenzioni, si tratta di fonti di energia che producono effetti collaterali che scopriamo, tragicamente, nel tempo»
E quindi?
«Intanto dobbiamo uscire dalla logica del tifo, incoraggiare e sostenere la ricerca, evitare soluzioni rozze, raffazzonate. Non si possono costruire politiche energetiche basate sull'emergenza. E non si può dire di no ad un progetto, e dopo sei mesi approvarlo se nel frattempo è cambiato il governo o la giunta comunale. Credo che le norme sul 110% siano la sintesi della confusione attuale.»
Che cosa pensa del boom delle Comunità Energetiche?
«Abbiamo condotto un'esperienza pilota a Miglierina, in provincia di Catanzaro. In realtà i paesi con gli impianti allacciati e attivati sono ancora molto pochi, ma siamo contenti di essere in questo progetto, e siamo felici di stare dentro Acero, ovvero l'associazione dei comuni di energie rinnovabili ed orientate.»
Lei che studi ha fatto?
«Liceo scientifico a Paola, solo il 30% di quella classe è rimasto in Calabria. Mio compagno era Livio de Luca, l'architetto capo del cantiere digitale per la ricostruzione della cattedrale di Notre-Dame di Parigi. Uno scienziato dal valore mondiale oggi, molto vivace allora (lo chiamavano Bart Simpson). Altri insegnano all'Unical, il segno che abbiamo avuto buoni docenti.»
E poi?
«Arcavacata, poi un lungo giro nel mondo fra Inghilterra, Kazakistan, Tunisia, Arabia Saudita. Fino all'improvvisa scomparsa di mio padre Bruno, che ci riportò tutti in Calabria, con la voglia di fare qualcosa per il territorio. Anche fare impresa è politica, e noi che siamo per metà romagnoli dobbiamo restituire alla Calabria quello che abbiamo avuto. E quindi abbiamo donato una rete di defibrillatori, proprio pensando anche alla fine di nostro padre. Al parco "La Terra di Piero" è operativo un piccolo impianto fotovoltaico. Ma siamo intervenuti anche all'estero, nelle operazioni di solidarietà per Valencia dopo la recente alluvione. E presto partirà un progetto nelle scuole, perchè il cambiamento parte dai bambini.».
Brunori ha scelto di rientrare in Calabria dopo anni di startup e successi al nord. Non per nostalgia, ma per visione. “Abbiamo il sole, il vento, il mare, una ricchezza straordinaria. Ma non la sfruttiamo. Il sud può diventare la culla del nuovo Rinascimento energetico.”
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